Celebriamo spesso la maturità degli artisti, lo stile già compiuto, ma nel caso di Eric Pasino (Vercelli, 1997) è proprio la continua sperimentazione a dare risultati sorprendenti. Studente all’Accademia di Belle arti di Venezia, Pasino declina la propria espressività sulla tela tracciando anatomie scomposte e immaginarie, arborescenze diluite, oppure nature morte in stato di decomposizione. Il tutto fermandosi sempre a un passo dalla rappresentazione più fedele, come se all’artista interessasse soprattutto riprodurre diversi stati di metamorfosi. Spesso Pasino lavora sovrapponendo due dipinti, generando un’immagine finale che mostra squarci e brandelli estranei: la dimostrazione di un conflitto non pacificato, di un inquieto processo compositivo che non ha alcuna voglia di addomesticarsi.
We often celebrate the maturity of artists, a style already accomplished, but in the case of Eric Pasino (Vercelli, 1997) it is precisely continuous experimentation that yields surprising results. A student at the Accademia di Belle Arti in Venice, Pasino shapes his expressiveness on canvas by tracing dismembered, imaginary anatomies, diluted arborescences, or still lifes in a state of decomposition. All of it always stopping one step short of the most faithful representation, as if the artist were chiefly interested in reproducing different states of metamorphosis. Pasino often works by superimposing two paintings, generating a final image that shows tears and foreign shreds: the proof of an unpacified conflict, of a restless compositional process with no wish to become domesticated.
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